Metromare: la società mista a rischio chiusura

Pubblicato Mercoledì, 05 Giugno 2013 19:46
Scritto da Mitchell Spinelli
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metromare-strettoMetromare nel caos. Il servizio di collegamento tra le due sponde dello Stretto resta di rimanere ancorato al porto. Di fermarsi, così come la società mista Rfi-Ustica. Tutti sapevano che l'appalto per i collegamenti marittimi veloci passeggeri tra le due sponde scadeva a giugno e che nessuna proroga, per legge, poteva essere concessa se non dopo aver individuato le risorse e bandito la nuova gara. Eppure il Ministero va ormai ripetendolo da marzo: ci sono solo 3 milioni di euro per prorogare il servizio Metromare fino a dicembre.


"Ma nessuno se n'è curato davvero – scrivono in una nota Lillo Oceano e Pino Foti, rispettivamente segretario generale della Cgil e della Filt Messina -. E così il Ministero dando prova di voler cassare definitivamente questo servizio, si è trincerato sulla concessione di una una-tantum di soli 3 milioni e le Regioni hanno dato prova che quegli innumerevoli tavoli di discussione non portavano a nulla, dimostrando appieno tutta la loro debolezza. Anche volendo tralasciare gli obblighi derivanti dalla mancata esitazione del bando della nuova gara, i 3 milioni sono vistosamente insufficienti e poiché il contratto di appalto scade alla fine di questo mese è logica conseguenza che la società mista pubblica-privata chiuderà i battenti per l'oggettiva impossibilità a svolgere l'unico compito per il quale è stata appunto creata".

"In un epoca nella quale i trasporti alternativi per nave sono ampiamente ridimensionati, per coloro che vivono tra le due sponde dello Stretto e per quanti ancora si avventurano coraggiosamente a raggiungere Messina per turismo si aprirà un'altra stagione di disagi che colpirà i dipendenti di Metromare ma anche tutte le categorie produttive collegate e l'intera economia cittadina", osservano Oceano e Foti.

Fs, società capogruppo pubblica che comprende Rfi e che svolgeva prima da sola con due battelli quel servizio senza contributi, dichiarando tuttavia una perdita annua di 4 milioni, potrebbe correre ancora una volta in soccorso del Governo, per toglierlo dall'imbarazzo, e raffazzonare così un residuo di servizio che soprattutto non evidenzi l'oggettiva contrazione della flotta. "Ma anche in questo caso la toppa sarà peggio del danno – hanno aggiunto i sindicalisti -. Se le navi sono state ridotte perché trasportavano più i treni, le percentuali di domanda del trasporto passeggeri dovrebbe obbligare viceversa il Governo nazionale, a cui spetta l'onere dei collegamenti interregionali, ad un impegno proporzionale ed urgente".