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Militare ucciso in Afghanistan. La bomba lanciata da un 11enne

larosa-militare-2L'attacco che è costato la vita al 31enne militare originario di Barcellona è avvenuto ieri nella zona di Farah, l'area più meridionale e a rischio del settore ovest dell'Afghanistan affidato al controllo dei militari italiani. Un afghano si è avvicinato al Lince su quale viaggiavano i soldati di ritorno da un'attività congiunta con i soldati afghani e ha gettato dentro una bomba a mano.

Il capitano La Rosa, appartenente al 3° reggimento Bersaglieri, è deceduto sul colpo. Secondo la ricostruzione dell'accaduto fatta dal ministro della Difesa Mario Mauro, il 31enne si è «frapposto» tra l'ordigno e gli altri occupanti del Lice. «Questa giornata il nome di un eroe ce l'ha giá, è quello di Giuseppe La Rosa - ha detto il ministro - è lui che si è frapposto, contenendo con il proprio corpo le schegge dell'ordigno che è esploso, tra lo stesso ordigno e gli altri occupanti dell'automezzo». «Il suo sacrificio -ha aggiunto Mauro- ci rende orgogliosi come lui era orgoglioso di ciò che stava facendo in Afghanistan».

Giuseppe il 18 marzo scorso si era laureato in Scienze Politiche all'università di Torino, ed aveva messo sul profilo la sua foto, sorridente, in giacca e cravatta e con in mano una copia rilegata della sua tesi. Lo scatto è accompagnato dalla scritta: «..Fatto!», seguito da uno smile. La foto principale del profilo è di lui in divisa, appoggia sullo sfondo del mare della costa Messinese. 

I familiari del 31enne sono chiusi nel loro immenso dolore nella casa di Barcellona, quartiere Sant'Antonio. Sono assistiti al momento da psicologi dell'esercito e non vogliono rilasciare dichiarazioni. «Abbiamo appreso la notizia stamattina - spiega il tenente colonnello della Brigata Aosta di Messina Angelo Vesto - e insieme al vicecomandante e al cappellano militare siamo venuti ad informare la madre, il padre e la sorella che vivono qui a Barcellona Pozzo di Gotto. Il ragazzo ha anche altri due fratelli che risiedono fuori Messina. Giuseppe tornava spesso qui dopo le missioni per salutare i familiari. Da quello che mi ha riferito il suo comandante - aggiunge l'ufficiale dell'esercito - era una persona esperta e motivata, e aveva fatto altre missioni all'estero. Siamo tutti addolorati se ne è andato uno dei nostri migliori uomini».

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