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Questione degli inceneritori nella valle del Mela, il pensiero dei candidati alla presidenza siciliana

 

Valle-del-MelaI candidati che hanno risposto sono apparentemente concordi sul fatto che la cronica emergenza dei rifiuti vada affrontata prioritariamente incentivando la riduzione dei rifiuti, aumentando la raccolta differenziata e realizzando impianti di compostaggio, riciclaggio e recupero di materia.

Le posizioni invece si differenziano sulla questione degli inceneritori.

Quest’ultimo afferma infatti di voler realizzare “piccoli impianti di termovalorizzazione, non inceneritori”. Peccato che “termovalorizzatore” e “inceneritore” sono sinonimi. Basta infatti cercare sul dizionario per capire che il “termovalorizzatore” altro non è che un inceneritore associato a recupero di energia, come del resto ormai tutti gli inceneritori esistenti in Italia. Tant’ è vero che il termine “termovalorizzatore” viene tradotto nelle altre lingue nè più nè meno che come inceneritore. In ogni caso nell’ordinamento vigente non si parla di “termovalorizzatori”, ma di “impianti di incenerimento”, definiti nel Codice dell’Ambiente come impianti dove avviene la combustione dei rifiuti, anche associata a produzione di energia.

Quanto ai “Siciliani Liberi”, La Rosa afferma la sua “netta contrarietà al business dei megainceneritori voluti da Roma”, ma non si esprime ad esempio sull’ipotesi dei “piccoli” inceneritori ideati da Crocetta e Contraffatto ed ora riproposti da Musumeci.

Il secondo quesito riguardava nello specifico il progetto A2A dell’inceneritore del Mela. In particolare non si chiedeva di esprimere solo una generica opinione in merito, ma di specificare se la Regione esprimerà un parere (che potrebbe essere decisivo) nell’ambito della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), procedura che deve decidere della realizzazione dell’opera.

Secca la risposta di La Rosa: “Parere contrario all'inceneritore del Mela”.

Dello stesso segno, ma più articolata, la risposta di Fava, il quale non solo si impegna a contrastare questo progetto in tutte le sue fasi procedurali, ma afferma anche che, in caso di chiusura della Centrale di San Filippo del Mela, A2A sarebbe obbligata a bonificare il sito.

Dalla risposta di Cancelleri si evince la contrarietà alla realizzazione dell’impianto, ma non si esplicita sul parere negativo che, come da noi richiesto, la Regione dovrebbe inviare all’interno della procedura ministeriale VIA.

Più preoccupante la risposta di Musumeci, che non si esprime in modo netto sull’impianto, limitandosi ad affermare che “tutte le determinazioni del governo regionale saranno coerenti con la politica di gestione dei rifiuti sopra enunciata”.

A rigor di logica l’inceneritore del Mela non può essere affatto definito un “piccolo termovalorizzatore”, potendo arrivare a bruciare fino a 510 mila tonnellate di rifiuti. Tuttavia A2A potrebbe giocare d’astuzia, accettando in un primo tempo di ridurre il quantitativo di rifiuti da bruciare. Tanto poi, una volta realizzato l’impianto, sarà facile aumentarne la capacità con la scusa dell’emergenza rifiuti: è quanto sta già accadendo a diversi inceneritori italiani per effetto dello “Sblocca Italia”. A tal proposito è di scarsa consolazione il fatto che vari politici (siano essi Crocetta, Contraffatto o Musumeci) dicano “No ai mega-inceneritori, si a piccoli termovalorizzatori”, perché dopo la loro realizzazione questi impianti potrebbero essere facilmente potenziati e quindi trasformati in veri e propri mega-inceneritori.

Musumeci afferma di voler realizzare i “piccoli” inceneritori prioritariamente presso le aree delle discariche, già ambientalmente compromesse: verrebbe da dire “cornuti e bastonati”. C’è quindi il rischio che Musumeci voglia comunque realizzare un inceneritore nel nostro hinterland, ad esempio vicino Furnari, come se non bastassero i problemi già creati con la vicina discarica di Mazzarrà.

Inoltre anche le zone industriali possono essere intese come aree ambientalmente compromesse, quindi l’ipotesi dell’inceneritore del Mela non verrebbe affatto esclusa, anzi troverebbe ulteriore legittimazione: quella di continuare a inquinare dove si è già inquinato, e chi se ne frega dei rischi per la salute dei cittadini.

Infatti i piccoli inceneritori non escludono affatto gravi rischi per la salute: si vedano ad esempio i risultati molto preoccupanti dello studio epidemiologico  dell'ARPA Piemonte sul piccolo inceneritore di Vercelli.

Inoltre gli inceneritori avrebbero costi molto maggiori rispetto agli impianti di compostaggio e riciclaggio: centinaia di milioni di euro che ricadrebbero, in un modo o nell’altro, sulle spalle dei cittadini, ad esempio tramite bollette più salate.

Quanto a Micari, l’unico candidato alla Presidenza che, nonostante i nostri solleciti, non ha risposto ai quesiti, il suo silenzio appare molto sospetto.

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