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Filca Cisl Messina: nessun segnale di ripresa per il settore edile

Anno dopo anno, nessun segnale di ripresa per il settore edile. Dal Consiglio Generale della Filca Cisl di Messina, riunito a Sant’Agata di Militello, arrivano i dati presenti in Cassa Edile dai quali risulta che la massa salari denunciata ha registrato un decremento: dai 103 milioni di euro del 2008 ai 47 milioni di euro del 2017. Il numero degli operai dichiarati è passato dai circa 14 mila del 2008 ai 6.890 del 2017. Nel 2017 le imprese attive sono 1.875 contro 2.835 del 2008.
«Dati che evidenziano l’immobilismo della classe politica messinese – ha detto Giuseppe Famiano, segretario provinciale della Filca – registriamo continue richieste d’aiuto, una vera emergenza sociale con i lavoratori edili alla ricerca di supporti alternativi per sopravvivere, costretti a chiedere aiuto alle Parrocchie, alla Caritas e a perdere la loro dignità. Serve dare loro dignità, che passa attraverso il lavoro». Un messaggio chiaro a quella che è stata definita la scarsa sensibilità e il poco interesse del sindaco Accorinti verso la città di Messina, dove al centro dell’azione politica non c’è lo sviluppo economico del territorio e la creazione di nuove opportunità di occupazione. I lavori del Consiglio, svoltosi alla presenza del segretario nazionale della Filca Cisl Stefano Macale, del segretario generale Filca Cisl Sicilia Santino Barbera e del segretario generale della Cisl Messina Tonino Genovese, ha puntato l’indice sulla condizione di Messina, territorio sempre al confine tra mancanza di infrastrutture e l’assenza di progettualità, dovuta alla carenza di personale tecnico negli Enti locali, che frenano lo sviluppo del territorio.
«Il Patto per Messina, il patto per la Sicilia – ha ricordato il segretario generale della Cisl Messina, Tonino Genovese – dovevano essere una grande occasione per il rilancio del nostro territorio, ma ancora oggi tutto rimane sulla carta, visto che le opere finanziate sono senza progetti esecutivi. Un passo importante è quello compiuto sul Masterplan dal commissario della Città metropolitana che ha convocato un tavolo tecnico con l’obiettivo di rimodulare alcuni progetti. Ci sono ben 70 milioni per la realizzazione di opere di grande importanza per lo sviluppo economico e sociale del territorio».
I tanti cantieri che dovrebbero aprire consentono di guardare al 2018 con un pizzico di speranza: il porto di Tremestieri, opera da 72 milioni, via Don Blasco con 27 milioni, il pontile di Giammoro, opera strategica di 25 milioni e vitale per lo sviluppo dell’area industriale che si sta impiantando in questi giorni. E poi la gara di appalto da quasi 30 milioni per il torrente Bisconte –Catarratti, e quella che è un’opera strategica per il territorio dei Nebrodi, il porto di Sant’Agata di Militello, opera da 48 milioni, il cui iter che incomincia nel 1978 con la posa della prima pietra e continua con l’assegnazione dell’ultimo appalto per il suo completamento nel 2010. 
E poi focus sugli edifici scolastici. «Su 766 solo il 25% è stato costruito rispettando le normative antisismiche – ha detto Famiano - gli edifici sono troppo vecchi ed inadeguati e senza le dovute manutenzioni sono un problema per la sicurezza dei nostri ragazzi». 
La piaga del lavoro nero è il tema affrontato dal segretario generale della Filca Cisl Sicilia, Santino Barbera. «Complice di questa situazione è la crisi. I lavoratori, presi dalla necessità di garantirsi, in tutti i modi, un minimo di salario, si ritrovano nelle mani dei datori di lavoro che approfittano della situazione di disperazione in cui versano. E gioca a favore dei datori di lavoro la mancanza di controllo da parte degli Organi Ispettivi, in quanto carenti di risorse economiche e di personale ispettivo. Non possiamo continuare ad avere nei cantieri la presenza di lavoratori con contratti di lavoro diverso da quello edile». 
Confermato per lunedì a Palermo per lo sciopero nazionale per il rinnovo contrattuale dell’edilizia, atteso da oltre 18 mesi. 
«Dopo l’incontro con l’Ance – ha detto il segretario nazionale Stefano Macale – confermiamo lo sciopero pur apprezzando alcune timide aperture, le distanze su sanità integrativa, messa in sicurezza degli enti bilaterali, maggiori tutele per gli impiegati, previdenza integrativa e soprattutto sul salario risultano ancora molto significative rispetto alla piattaforma presentata».

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