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DDL “SALVA PAPARDO”, Genovese:"Unica proposta per scongiurare il peggio"

 

genofLa presentazione del DDL rinominato da alcuni organi stampa “Salva Papardo” ha innescato nei giorni scorsi varie reazioni a catena. In un clima complessivamente scandito da una percezione del tutto positiva rispetto all’iniziativa legislativa volta all’accorpamento dell’ospedale Papardo all’IRCCS, non sono mancate, come prevedibile, alcune esternazioni critiche. Legittime, ci mancherebbe, ma al contempo potenzialmente fuorvianti, perché rischiano di svilire il valore di un’azione politica le cui finalità sono rivolte esclusivamente alla necessità di soddisfare i livelli di domanda assistenziale del comune e della provincia di Messina. Questo, e solamente questo, è lo scopo del disegno di legge. É bene chiarirlo una volta per tutte, per incenerire sul nascere ogni sorta di speculazione messa in campo da chi, probabilmente, è spinto dalla necessità (imposta dal ruolo) di alzare i toni e rivendicare una posizione all’interno di un dibattitto che ruota attorno a una vicenda molto delicata. Questi vecchi “schemi” - in cui non posso riconoscermi, perché figli di una visione del dibattito pubblico che mi permetto di definire obsoleta - rischiano di paralizzare un iter che invece andrebbe perseguito con determinazione e in un arco temporale ragionevole. 

Non abbiamo molto tempo a disposizione: è bene evidenziarlo senza troppi giri di parole. L’applicazione del decreto Balduzzi – che dovrà entrare in vigore entro il 31 dicembre 2018 - qualora non vi sia un’inversione di rotta rispetto all’attuale condizione in cui versa l’ospedale “Papardo”, si tradurrà nella morte dello stesso: chi evita di esplicitarlo, mente sapendo di mentire. Del resto, è un’evidenza molto netta la constatazione che l’azienda oggetto del Ddl, negli ultimi anni in particolare, sia stata vittima di un declino trasversale: economico, professionale, strutturale. Una realtà in cui, a fronte di evidenti eccellenze specialistiche che hanno dato lustro e autorevolezza all’azienda, emergono criticità fondamentali - su tutte il forte indebitamento – per superare le quali è necessario un intervento strutturale mirato. Dinnanzi a questo scenario, inoltre, non va trascurato un dettaglio cruciale, cioè la forte sperequazione nella distribuzione dei posti letto fra il comune di Messina e la provincia: una forbice che dovrà restringersi, giocoforza, a vantaggio della seconda. Non serve scomodare nessun profeta, insomma, per prefigurare la possibilità che il “Papardo” venga, alla fine dei giochi, trasformato in “bancomat” di posti letto. Un “prelievo”, quello a cui potremmo assistere, giustificato, per così dire, dall’eliminazione dei doppioni imposta dal decreto Balduzzi.

Entriamo nel merito della questione. In linea teorica, esistono solo due strade percorribili. La prima, che allo stato attuale rasenta l’utopia, è la possibilità (sbandierata da qualcuno) che al “Papardo” venga riconosciuto un Dea di II livello, per ottenere il quale sarebbe necessario un ampiamento delle funzioni di più alta qualificazione e un conseguenziale aumento di posti letto, che invece il decreto Balduzzi impone di ridurre. La seconda, evidentemente meno fumosa, è probabilmente l’unica via che possa garantire la continuità della struttura: l’accorpamento ad un’altra azienda sanitaria. E in questa direzione, la struttura che per caratteristiche meglio si presterebbe a fondersi con l’Azienda Papardo è, appunto, l’IRCCS.

Il motivo è semplice, se vogliamo logico. Il decreto Balduzzi prevede la soppressione dei doppioni, e in tal senso l’accorpamento tra “Papardo” e IRCCS sarebbe la soluzione più semplice, presentando le due strutture, allo stato attuale, un numero esiguo di doppioni, cioè di reparti aventi la stessa funzione operativa.

La relazione presentata per introdurre il Ddl, che qualcuno ha addirittura definito “blasfema”, altro non rappresenta che un’istantanea del presente vissuto dall’ospedale “Papardo”: una cristallizzazione, piaccia o meno, dello stato dei fatti. Preso atto di questo scenario, ho ritenuto doveroso, potendo contare sul supporto della quasi totalità dei componenti del gruppo parlamentare regionale di Forza Italia, gettare le basi per la creazione di un percorso sostenibile, efficace e totalmente svincolato da qualsiasi forma di spicciola demagogia o di ricerca del consenso elettorale (la mia campagna, del resto, si è conclusa da mesi). Un percorso concreto, insomma, che pone al centro il paziente e la domanda di salute.

In conclusione, mi preme esprimere alcune precisazioni.

Il Ddl presentato la scorsa settimana è di certo suscettibile di perfezionamento, e in tale ottica sono assolutamente disposto ad accogliere eventuali input finalizzati al miglioramento dell’iniziativa. Senza alcuna preclusione, né di natura strettamente politica né di tipo squisitamente dialettico: il gioco delle parti, quando si prospettano interventi che riguardano la salute delle persone, non deve trovare alcuno spazio.

A quanto detto, è il caso di aggiungere un passaggio non secondario: criticare chi interviene concretamente, senza al contempo proporre soluzioni alternative (efficaci, concrete e realmente praticabili), è quanto di peggiore si possa commettere nell’alveo del dibattito pubblico democratico. Bisognerebbe, in tal senso, imparare da una vicenda che ha riguardato la nostra comunità e che, per contenuti e dinamiche, risulta quasi identica a quella del “Papardo”: la questione “Piemonte”.

Per chiudere, è bene sottolineare un aspetto: il Ddl “Salva Papardo”, allo stato attuale, è l’unica iniziativa tangibile esistente sul tema. Come ho già evidenziato, sono disposto ad interloquire con gli stakeholder per migliorare, laddove possibile, la proposta legislativa nell’interesse esclusivo dei cittadini. Quanto alla richiesta di ritirare il disegno di legge, sono assolutamente disposto a farlo, ma solo a fronte di una proposta migliore. Proposta che, come detto, al momento semplicemente non esiste. E allora, non mi resta che concludere con due parole: fatevi avanti.

 

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