Op. Campus: ecco come Montagnese spiegava il metodo per intimidire

Pubblicato Domenica, 07 Luglio 2013 16:34
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universita-messina 23-2L'operazione Campus condotta dalla DIA ha svelato all'interno dell'ateneo messinese un giro di intimidazioni e favoreggiamenti sviluppato ai danni di vari professori e alunni. Dietro questi atti criminali vi sarebbe la mafia calabrese, l'ndrangheta, la quale avrebbe controllato per diverso tempo "la vita" dell'università peloritana, decidendo l'esito dei test di ammissioni alle facoltà a numero chiuso oppure falsando i risultanti degli esami. Al vertice del reato si troverebbe Domenico Montagnese, 50 anni, di Fabrizia ( Provincia di Vibo Valentia ) , esponente dell'ndrina locale.L'intera operazione è stata svolta soprattutto grazie all'ausilio di intercettazioni ambientali e telefoniche, ed è in proprio in questi tabulati che si intende facilmente come funzionasse il sistema mafioso all'interno dell'ateneo. Montagnese in varie discussioni parlava tranquillamente di come intimidire i docenti: "A questo qua bisognava spezzargli le gambe, guarda, non è che te lo devo dire io...Qua bisognava prendere la persona, aspettarla, prenderla, salirla sulla macchina e portarla sui Colli Sarrizzo, e poi qui come vuoi fare tu, vuoi che spezziamo le gambe, tutte e due o vuoi che sistemiamo la situazione...con la legalità non funziona niente di niente!...Se tu vuoi prendere gli esami senza fare un cazzo e senza problemi, allora bisogna andare praticamente a minacciare e bisogna saperlo fare, perché se no sei fottuto" , dichirazioni agghiaccianti, queste, che Montagnese comunicava al fine di "istruire" per potere letteralmente governare in modo silenzioso l'ateneo. La Direzione Investigativa Antimafia ha ricevuto da vari enti istituzionali Italiani diversi completamenti, l'operazione ha infatti dimostrato come "il minacciare" tanto caro a Montagnese porti spesso ad una sconfitta piuttosto che ad una vittoria.